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Vini Veri in anteprima

04 marzo 2014

Ancora un lunedì appassionante questo 3 di marzo, con una degustazione imperdibile che quindi ho pensato bene di non lasciarmi sfuggire!

Una agguerrita delegazione di vignaioli aderenti al consorzio Vini Veri ha presentato, nelle sale dello Westin Palace di Milano, un’anteprima della manifestazione che anche quest’anno si svolgerà a Cerea (Vr) per promuovere i vini fatti "secondo natura".

Oltre alla possibilità di assaggiare dei monumenti dell’enologia italiana, come il Barolo di Rinaldi (unico vino che non ho sputato in degustazione per timore di essere fulminato dagli Dei del vino), assaggiare i “Viniveri” mi costringe ogni volta a pormi interrogativi che poi alla fine non riesco a sciogliere.

Mi riferisco in particolar modo ai vini bianchi ottenuti tramite la macerazione del mosto con le bucce (per periodi variabili), che tanto fanno impazzire gli appassionati del genere quanto fanno storcere il naso a chi non condivide questa scelta.

Tra i produttori che interpretano la bacca bianca alla stregua della rossa, mi hanno colpito soprattutto lo sloveno Mlencic e Zidarich, da Prepotto, con la malvasia 2011. Meno convincenti altre bottiglie più "esasperate".
Mi spiego meglio.

Penso che tra le caratteristiche che un vino bianco dovrebbe avere, la bevibilità e l’immediatezza non siano da trascurare e penso altresì che favorire l’estrazione tannica da un vitigno a bacca bianca per renderlo, in modo naturale, adatto all'invecchiamento lo esponga da una parte ad essere più complesso (se fatto a regola d’arte) ma, se non si sta estremamente attenti, si rischia di bere una "prova di forza" fine a se stessa e dei vini complicati più che complessi, poco facili da bere.

Insomma la domanda che mi pongo è: perché fare un vino “rosso” da un vitigno a bacca bianca quando c’è la possibilità di farlo da un vitigno a baca rossa?

Proprio tra i vini rossi ho trovato le cose che più mi hanno fatto godere; uno tra tutti il Marche rosso Kurni di Oasi degli Angeli che, sebbene ancora troppo giovane, raggiunge vette altissime di “polposità” e freschezza.

La cosa certa è che degustare i vini di questi produttori e parlare delle loro scelte, a volte estreme, ma sempre mosse dall'amore per la terra e per il vino, è una fantastica palestra per il palato nonché un incredibile interruttore di curiosità enologica.

Massimo Marchesi
Sommelier