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Vini sudafricani tra frutta e legno

26 marzo 2014

Scoprire un paese partendo dai suoi vini è solo uno dei tanti modi di avvicinarsi a realtà che non si conoscono; sicuramente non è il peggiore. Per tenere il palato allenato e ricercare prodotti, che magari nel prossimo futuro potranno entrare nella selezione di MilanoVino, ho sfruttato l'occasione che O.N.A.V (Organizzazione, Nazionale, Assaggiatori di Vino) mi ha dato per fare un bel giro tra le cantine Sudafricane organizzando una bellissima degustazione nello spazio espositivo Jannelli e Volpi di via Melzo 7 a Milano.

La manifestazione si è svolta in collaborazione con il consolato sudafricano e ha visto coinvolti 12 produttori provenienti principalmente dalla regione vitivinicola del Capo d’Africa. Ma veniamo a noi: tra i vini assaggiati i vitigni prevalenti sono Chenin Blanc, Viognier e Chardonnay tra i bianchi, Merlot, Cabernet Sauvignon, Shiraz e Pinotage (unico autoctono sudafricano) tra i rossi. Particolarmente ben fatti, a mio avviso, i vini bianchi con affinamento in acciaio, quasi sempre Chenin Blanc e Viognier, che mettono in evidenza gli aromi freschi e fruttatati dei vitigni ed hanno una notevole freschezza e sapidità, caratteristiche queste esaltate dal terreno, dalle escursioni termiche e dalla salubre brezza marina che soffia sulle vigne. Tra i rossi bene i Pinotage, vitigno coltivato quasi esclusivamente in Sudafrica, dal colore scarico e dal gusto vagamente speziato. Anche in questo caso da apprezzare i vini con passaggio in legno assente o molto breve.

Altro discorso meritano i bianchi (a base Chardonnay) ed i rossi, uvaggi di taglio bordolese (Merlot e Cabernet Sauvignon) spesso con l’aggiunta di Shiraz che passano in legno per l’invecchiamento. La tendenza predominante, infatti, sembra essere quella di esagerare con le barrique nuove rendendo troppo spesso i vini squilibrati dal punto di vista gustativo. Soffocati dalla vaniglia e dalle note di legno tostato i profumi di cui si parlava prima (frutta, spezie etc…) non riescono ad emergere ed esprimersi pienamente.
Le case vinicole che ho preferito sono state la Idiom con un ottimo Viognier e la Belbon Hills con un Gewurztraminer molto fresco.

Insomma il Sudafrica vitivinicolo mi ha convinto solo a metà ma quella metà mi ha convinto molto, speriamo che i produttori di questo fantastico paese si adeguino a quelle che sono le tendenze mondiali allontanandosi dall’eccesso di legno che ormai da molti ha un po’ stancato.

Massimo Marchesi
Sommelier