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Dall’Aglianico allo Champagne (un lunedì da…beoni)

17 febbraio 2014

A Milano il lunedì è da sempre il giorno in cui i sommelier, gli assaggiatori e gli appassionati possono dare sfogo alla loro curiosità enologica partecipando ai, per fortuna numerosi, banchi d’assaggio e presentazioni ospitati nei grandi alberghi cittadini.

Non intendendo minimamente sottrarmi a questa consolidata tradizione, lunedì 17 febbraio ho fatto una doppietta degustativa anche grazie alla vicinanza delle due location prescelte. Sono rimasto all’interno di Piazza della Repubblica e, attraversando la strada per raggiungere L’hotel Principe di Savoia, dal dirimpettaio Westin Palace, sono passato in un baleno dall’Aglianico allo Champagne.
Ma andiamo per gradi: la prima manifestazione (Aglianico - organizzato da AIS Milano) raggruppava produttori campani e lucani accomunati da un solo imperativo cioè quello di presentare esclusivamente vini prodotti con uva Aglianico.

I comuni del Vulture e quelli del Taurasi hanno fatto da padroni ma non sono mancate sorprese positive da zone meno conosciute per la produzione di questo vitigno come ad esempio il Cilento. Girando fra i banchetti e chiacchierando con i produttori ma soprattutto assaggiando sono arrivato ad una conclusione abbastanza precisa: se produci Aglianico e vuoi fare un vino buono non devi pensare a prodotti di pronta beva perché quasi sicuramente ti verrà fuori un vino duro, un po’ ferroso, corto e poco significativo. Inoltre se non hai i terreni adatti a far crescere questo vitigno è meglio lasciar perdere perché la brutta figura è assicurata. Usare botte grande o piccola sta alla sensibilità di ciascun produttore (io preferisco la soluzione tradizionale con botte grande) ma l’imperativo è aspettare la maturità del vino, levigarne lentamente i tannini ed attendere che si sviluppino i profumi terziari che rendono unico questo vitigno.

Al Principe di Savoia invece andavano in scena 14 piccoli produttori francesi (Terroirs et Vignerons de France - organizzato da UbiFrance) provenienti da differenti zone vinicole: c’era l’Alsazia, Chablis, una distilleria di Armagnac e 4 produttori di Champagne alcuni dei quali veramente interessanti e sconosciuti. Proprio su questi ultimi (gli champagnisti) si è concentrata la mia attenzione ed ho trovato delle piacevoli sorprese soprattutto nei Blanc de Noirs. Sono uscito molto soddisfatto e come sempre arricchito dai vini e dalle storie di coloro che li producono.
Alla prossima degustazione.

Massimo Marchesi
Sommelier



Aglianico del Vulture

Lelusi - 2015

Bottiglia:

.

17,50

+

Cassa 6 bottiglie:

€ 94,50 (-10%)

15,75 a bott.

+

-10%

Champagne Premier Cru Brut "Special Club"

Marc Hebrart - 2013

Bottiglia:

.

63,50

+
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