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....Argentina...

17 aprile 2014

Il Malbec così come tutti gli altri vitigni europei, è arrivato in Argentina insieme alle orde di emigranti che hanno lasciato il vecchio continente alla fine dell’800 per rifarsi una vita nel nuovo mondo. Il matrimonio tra quest’uva e la sua nuova casa fu talmente fortunato che nel giro di qualche decennio il Malbec sbaragliò la concorrenza e si impose come vitigno principale convincendo anche i più orgogliosi viticoltori di origine italiana (ed erano tanti) a coltivare un’uva francese invece che Barbera o Sangiovese.

In questi giorni si celebra il Malbec in tutto il modo e A.I.S. Milano ha organizzato una degustazione con 40 prodotti selezionati in diverse regioni argentine alla quale ho avuto la fortuna di partecipare.

Il vino Malbec è coloratissimo, intenso, purpureo, praticamente impenetrabile, al naso è un esplosione di frutta nera (mirtilli) e marmellate di frutta rossa ed ha, in bocca, un tannino molto pronunciato, il passaggio in botte (in Argentina la barrique è religione e praticamente non esistono botti grandi) si rende quasi obbligatorio per arrotondare gli spigoli e completare il bouquet con note di spezie e profumi tostati.
Naturalmente al cambiare delle zone e dei produttori le differenze si fanno sentire ed ecco un piccolo resoconto della mia esperienza.

A Mendoza Leo Messi (il miglior calciatore del mondo in attività) insieme alla storica “Bodega” Bianchi produce due Malbec molto ben fatti, polposi e profumati: con loro ho aperto le danze. La cantina che mi ha maggiormente convinto è stata Bacàn, insieme ai due cru della famosissima Achaval Ferrer, forse ancora giovani, senza dimenticare El Enemigo, Pichot e Cantina Las Divas, quest’ultima arriva a produrre vini fino a 1400 metri d’altitudine. Meno bene l’osannato Luigi Bosca.

In Patagonia (in realtà molto a nord rispetto alla terra incantata che tutti abbiamo in mente) i vini vengono invece coltivati al livello del mare e rispetto a Mendoza hanno più corpo, meno eleganza ed un tannino ancor più pronunciato, buoni quelli della Bodega Oceano in particolare uno chiamato “Ultramar”.

Due zone, che non conoscevo e che mi hanno stupito dato sono quella di S.Juan, subito sopra Mendoza e quella di Salta che si trova all’estremo nord del paese verso il confine con la Bolivia.
In particolare la seconda zona mi ha impressionato con due vini prodotti dall’arcinoto enologo Michel Rolland (quello del documentario Mondovino per intenderci) che lasciano di stucco per eleganza e persistenza.

Sono rimasto veramente soddisfatto e la mia fantasia non ha potuto resistere ad immaginare tutte quelle bottiglie di vino potente e tannico, scuro e profumato accompagnate a tonnellate di carne alla brace come è giusto che sia e nel pieno rispetto della tradizione territoriale!

Hasta pronto.

Massimo Marchesi
Sommelier